domenica 5 febbraio 2017

PENSIERI VARI....







L'usura
In sintesi: danno soldi a una nazione per pagarsi gli interessi su interessi su interessi sui debiti. Il codice penale penale italiano la chiama Usura. A quando un avviso di garanzia alla Trojka?
La vera forza della Germania, ma anche di altri paesi anglosassoni (vedi USA) è quella di sapersi indebitare e nascondere sotto il tappeto i debiti, mascherandoli in derivati. i greci, come altri paesi mediterranei, sono meno bravi. per cui passano come cattivi.


La Grecia
E' molto strano che si guardi alla formica greca (che, come dice qualcuno, nel loro piccolo s'incazzano) e nessuno parli dell'elefante Deutsche Bank, di cui da un bel po' si sa che è esposto in derivati, vere scommesse finanziarie, per oltre 20 volte il pil tedesco (parliamo di 55 mila miliardi di euro). l'accanimento con la Grecia sa di ricerca di spiccioli e scuse per restare in piedi.

Germania
Il 'teutonismo' mai sopito fa sì che 70 anni di dopoguerra siano passati invano. Di fatto, noi paesi europei, al di là di accordi, trattati e altri fronzoli, non ci sopportiamo. Perchè? siamo troppo diversi. nei numeri? Lì sicuramente tutto il sud europa è meno produttivo (complice anche il bel tempo e il caldo). e preciso: in azienda-ufficio. ma questo è bilanciato da maggiore produttività 'mentale'. e da una maggiore valorizzazione di aspetti,e comportamenti e significati di vita che sfuggono ad ogni statistica. Ma questa è un'altra storia.

Imagine
Imagine: una mattina la Merkel che si sveglia e le dicono che tutti i paesi mediterranei sono usciti dall'euro. e a colazione wurstel. niente cappuccino. e in estate prendere il sole davanti la Danimarca.e vaffa tutte le Mercedes e Bmw

Unione Europea?
Dai dati appare che la Grecia era sì messa male da anni. Ma si sta dimenticando un fatto. L'Unione Europea, nelle intenzioni dei fondatori, è un corpus di persone, popoli, storie. cioè umano. quell'altra cosa, fatta di bilanci, interessi, banche, dare, avere, si chiama gruppo di imprese. Quest'ultimo ragiona in termini di redditività. Cioè: mi conviene tenerti? era chiaro che la Grecia non era conveniente. allora, perchè l'hanno presa? per spremerla sino all'osso? hanno ragione, allora, i Greci. ci resta la nostra dignita', dicono

Teutonismo
Si sente nell'aria odore di irritazione teutonica. A sentirli, vien da pensare: ma che c'entriamo tutti noi coi tedeschi? di più: è stata un'autentica follia fare quest'unione. siamo diversi, molto diversi, troppo diversi. non ci differenziano solo ritmi di lavoro, abitudini, ma concezione della vita, concezione del tempo, valorizzazione degli altri. per un deutsch vale la regola: non produci? kaputt! tante ricchezze? tanto onore.

Sicily, my love...

I conti pubblici della Sicilia (sono palermitano e ne parlo da...conoscitore) sono un disastro da decenni. Da sempre, anzi. La stessa ragione di esistere della Sicilia è in discussione, anche da...sempre (parlo della cosiddetta Autonomia). Quindi, che venga un Crocetta, o 'u' zù pippinu' NON CAMBIA ASSOLUTAMENTE NULLA. Dei soldi girati da Roma, la quasi totalità se ne va in SPESE CORRENTI, e una punta d'unghia in SVILUPPO. Doveva essere ESATTAMENTE L'OPPOSTO. In Sicilia MANGIANO TUTTI. E il popolo? SI GRATTA, come sempre. Vivo a Roma, per motivi di lavoro. Sono in vacanza nella mia adorata Sicilia da qualche giorno. Ogni volta che torno quì mi porto a casa, a Roma, un DOLORE sempre più forte. I Siciliani difficilmente lo capiranno, lo so. Hanno sperato con Crocetta. Ma devono COMPLETAMENTE cambiare tenore di vita, abitudini, organizzazione delle città. Altrimenti chi si candida a Presidente della Regione ci PENSI DUE VOLTE prima di farlo e prima di promettere cose mirabolanti, sapendo che non si può mantenere nulla.

venerdì 20 gennaio 2017

Ricordi d'Infanzia a Palermo,tra Ballarò e via Maqueda....

Risultati immagini per palermoRisultati immagini per palermo Ho scritto ‘a sgarra e inserta’ la parola ‘sdirrubbatu’ su Google. Mi ‘firriava’ in testa questa parola, perchè io, che sono del ’57, sino al ’65 abitai in vicolo sant’Orsola, una ‘vanidduzza’ della via Maqueda, accanto alla chiesa San Nicola e via del Giardinaccio, detta ‘ u’jaidinazzu’. E lì dentro, tra quei vicoletti disagiati, sporchi e diroccati, giocavamo tra ragazzini in un punto sventrato dalle bombe della guerra, ancora calde…Quel punto era detto tra noi noi, appunto, u’sdirrubbatu.
E quanti ricordi mi affiorano nella mente, della mia Palermo, di quegli anni. Il venditore di arancine al cioccolato, che, passando la mattina, suonava la trombetta e diceva: mi ‘nni vaju!
Lo chiamavi dal balcone, calavi u panaru, e con 50 lire ti dava un’arancina ben arrotolata nello zucchero. Ma alle sei di ogni mattina si sentiva la voce cantilenante del venditore di ‘ciavusi’, ovvero i gelsi, bianchi o rossi. Che diceva una filastrocca che capii dopo molto tempo: ‘…a st’ura t’arrifriscanuuu’.
Quella era la via Maqueda, la centralissima via Maqueda. Chi lo direbbe, col traffico di oggi, che in certi momenti della giornata ‘cunzavamu’ le porte e giocavamo a calcio? Le vetture erano rarissime….
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E proseguivano i nostri giochi a Ballarò, più pulita di oggi.
Allora, in prima elementare, alla Gaetano Daita, fui rimproverato dalla maestra, in prima elementare, di non saper parlare in italiano. Infatti, tutti ci esprimevamo solamente in strettissimo dialetto palermitano. Oggi è cambiato qualcosa: sono persino laureato.
Poi, pensandoci, mi viene in mente, sempre in quel vicoletto dove abitavo (anni fa lo rividi tutto diroccato e disabitato), tra la gente che lo abitava, il continuo entrare ed uscire dal negozietto chiamato la Taverna, gestito da ‘u’zu’ Totò’, da cui mio padre mi mandava a comprare il vino. Accompagnato anche da una ‘acqu’e’sessa’, che non era altro che una bottiglia di seltz, molto economica, stranamente, che aveva un meccanismo di espulsione del contenuto, acqua frizzante, premendo una leva in alto. Occorreva portargliene una vuota per averne una piena. E mentre mi riempiva il mio litro di vino, vedevo entrare gli avventori che ordinavano ‘un quai’tu e ‘na ‘zzusa’, ovvero un bicchierone di vino mescolato con una gazosa, forse l’antenato dei moderni mix tra alcool e bevanda frizzante dolce. Ai tavoli altri avventori bevevano vino alternandolo ad uova sode abbondantemente disposte in un piatto, già sbucciate. Ed ogni tanto qualcuno urlava: ‘carricu!’: evidentemente giocavano a briscola. Aggirandosi nel vicolo era tutta una serie di gambe distese per lungo su cui erano appoggiate delle sedie. Erano ‘ i’mpagghiaturi’, gli impagliatori di sedie, che seduti distesi per terra, impagliavano le sedie. Artigiani ormai scomparsi da tempo, che fabbricavano le sedie impagliate Accanto a loro un fuocherello acceso dove, poggiato su di esso, cuoceva una rozza pentolaccia, con un puzzo acre che infestava tutto il vicolo. Era la colla da falegname, per incollare le sedie, che veniva ottenuta versandovi la colla solida in palline. Ogni impagliatore aveva accanto la sua colla che cuoceva e immaginate il tremendo odore che infestava tutte le stradine. Era l’economia artigianale del posto, non ricchissima ma bastevole per vivere dignitosamente Anche mio padre era un artigiano, ma delle calzature. Passava di lì, ogni mattina verso le dieci, ‘u’sfinciaru’, il venditore di sfincionello, che si sapeva doveva ‘ a’bbanniari’. Aveva una cantilena, ripresa poi da altri, che diceva, pressappoco, ‘sfincionelloo.. cavuru cavuru’. E mio padre, in sottofondo, a volte continuava la frase con una cattiveria, che pare si dicesse ai suoi tempi :‘sca’isu ru’agghi’u e chinu ri pruvulazzu’, cioè, per i non palermitani, carente d’olio e pieno di polvere. Ma gli abbanniaturi, cioè i banditori di frutta e verdura, erano una costante, lì, ne passavano tanti. E tra le urla che si sentivano, si mischiava il rito della domenica mattina. Improvvisamente la signora del secondo piano si affacciava e urlava improperi e parolacce alla signora di fronte, che, data l’enorme ristrettezza del vicolo, poteva quasi toccare con mano. E tra noi dicevamo, opportunamente istruiti da mio padre: sono le’stra’cchiulare’ o, peggio, i’stra’fa’lari. Mi fermo quì . Aggiungo che vengo spesso a Palermo, per il mio lavoro. C’ero sino a Giovedì scorso. Ed ogni volta la mia città è un balsamo che fa rinascere.
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martedì 6 dicembre 2016

4 DICEMBRE 2016: VINCE IL NO

E' finita. Questo dannato e inutile referendum è finito. Con la vittoria schiacciante del NO. Ora basta. Adesso basta con tutte queste corse allo strapotere di qualcuno. Adesso la parola a chi è con la gente. La parola al Movimento Cinque Stelle